SUPPORTO PSICOLOGICO INDIVIDUALE E DI GRUPPO: DAL MITO AD UNA PROPOSTA DI INTERVENTO Di Angela Raciti Psicologo – Psicodrammatista Socia Aistom

«Secondo il mito Greco Marsia era un satiro, specie di genio delle acque, dei monti e delle selve. Atena si era costruita un flauto e lo aveva gettato via perché derisa da Era ed Afrodite per l’aspetto deformato del suo viso mentre lo suonava. Marsia lo raccolse e divenne un bravissimo suonatore. Apollo non accettava che il suo primato come dio della musica fosse in dubbio e sfidò Marsia ad un confronto. Il dio vinse la sfida e punì Marsia per la sua superbia facendolo scorticare da uno schiavo della Scizia».
L’uso che Didier Anzieu, psicoanalista francese, fa del mito di Marsia è illuminante. Racconta come la pelle di Marsia dopo il sacrificio pende in una grotta della Frigia, da dove nasce il fiume Marsia che dà vita e fertilità alla regione; grazie a lui le piante, gli animali, gli uomini generano. La pelle, con la sua unità e integrità, sembra dire il mito, assicura eros e fecondità ad ogni essere vivente di quella terra. Ma il fiume produce anche un suono profondo che incanta gli abitanti della Frigia e la pelle di Marsia appesa nella grotta, vibra e risponde sensibile al canto dei fedeli, al suono delle melodie suonate da essi. La pelle, osserva Anzieu, è un involucro, un contenitore del corpo ma è anche un confine, una barriera di protezione tra il dentro e il fuori; essa è inoltre un luogo di contatto e di scambio con il mondo esterno. Nel paziente stomizzato la pelle, involucro protettivo del Sé è stata perforata: gli orifizi naturali sono inaccessibili e orifizi artificiali sono stati aperti. Nella relazione terapeutica diventa di primaria importanza ricostruire le funzioni che la pelle psichica assicura: contenimento del Sé, confine, area di mediazione e filtro tra interno ed esterno. Fondamentale riuscire a garantire l’integrità dell’involucro corporeo contro le angosce di involucro perforato e quindi di svuotamento. Per far questo bisognerebbe delineare un modello integrato che preveda la figura dello psicologo sia nel contesto ospedaliero, sin dal primo ingresso del paziente, sia all’esterno. Nello specifico, in ospedale, sarebbe bene introdurre un colloquio pre-operatorio, colloqui post operatori durante la degenza e colloqui individuali in fase riabilitativa. Contestualmente si potrebbe pensare alla creazione di gruppi di condivisione per i pazienti all’interno dell’associazione come Focus Group o laboratori espressivi. Il mito – dice Anzieu – suggerisce ancora una volta che, alle origini della vita, l’identità dell’uomo nasce nei suoni, in quelle risonanze reciproche e profonde che legano gli esseri umani tra loro. Le risonanze di cui Anzieu ci parla e di cui vive l’Io – pelle sono fatte dei contatti e delle emozioni di cui si è detto ma sono anche fatte di parole. La parola dell’altro, egli dice, ci aiuta a costituire il nostro involucro contenitore, le parole ascoltate tessono per noi una pelle simbolica. Il setting individuale e gruppale con la sua stabilità e continuità di tempo e di luogo, entra in sintonia con il bisogno di protezione della sua pelle psichica, per aiutarlo ad aprirsi alla comunicazione con il suo mondo interno, alle libere associazioni, all’ascolto delle emozioni, dei ricordi, dei sogni. In questo senso il setting riproduce la condizione originaria in cui l’Io -pelle nasce e matura.

Dott.ssa Angela Raciti

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